.... - Poi mi prende come un capogiro e debbo aggrapparmi a qualche cosa per non cadere. Talvolta ho delle palpitazioni che mi par di soffocare. E altre volte il cuore mi si ferma d'un tratto, salta un battito.... senti! anche adesso....
E Vilia stese un polso sottile verso la sua amica, che glielo prese tra le dita inguantate. - Sentirai; ogni dieci o dodici battiti ne salta uno: c'è un attimo di arresto che mi toglie il respiro.
- Uno, due, tre, quattro, cinque.... - contò l'amica. - Ah, ecco! Ho sentito come un'intermittenza....
- Poi ho mille altri guai. Qualche volta ho dei ronzii nelle orecchie, come una nota di contrabbasso che s'interrompe e riprende. E anche la vista mi fa degli scherzi. Vedo sempre come un moscerino nero che mi balla davanti agli occhi....
- Mio Dio! e che cosa prendi per tutti questi mali?
- Ma.... non so. - sospirò Vilia, incerta. - Il dottore ha suggerito una cura di Jodarsol e poi un soggiorno in alta montagna.
Un breve silenzio regnò nel tepido salotto, e dalla larga pianta d'azalea in mezzo alla tavola caddero alcuni petali sul tappeto di velluto cremisi.
- Cara mia, - disse Claudia, togliendosi di tasca un porta-sigarette d'oro fregiato di uno stemma di marchese, - secondo me, tu hai bisogno di tutt'altro.
- Non credi a quella cura? - chiese Vilia un poco inquieta.
Claudia scelse una sigaretta, la battè lievemente sull'astuccio, l'accese e soffiò verso il soffitto una lunga boccata di fumo.
- Sì, sì; puoi andare in montagna e prendere il Jodarsol, - disse Claudia. - Ma faresti bene a prendere anche un amante.
- Che cosa dici? - esclamò Vilia, trasalendo.
- Hai pur sentito, - dichiarò l'amica.
- Un amante! Ma che idea! Ma perchè?
- Dolce mia, - disse Claudia poggiando all'indietro la graziosa testa nella toque verde di rue de la Paix; - perchè fa bene ai nervi, fa bene alla carnagione, fa bene al carattere; bisogna prenderlo come si prende un tonico. Che vuoi, a una certa età come si farebbe una cura iodica, si fa la cura dell'amore.
- Che cinismo! - esclamò Vilia coprendosi il volto colle mani. - Sei veramente una persona immorale e orribile.
- No, no, - disse Claudia, - io sono una persona semplice e sincera. E se ti guardi d'intorno dirai che ho ragione. Guarda le donne poco amate, come inaridiscono! - E Claudia incrociò le ginocchia e fece dondolare in aria un sottile piede ben calzato.
- Dici delle cose orribili! - esclamò Vilia, fissando la sua amica con occhi turbati.
- Tu, tu inaridisci e t'ammali, - proseguì Claudia, - semplicemente perchè sei poco amata.
- Ma non è vero! Mio marito....
Claudia la interruppe alzando una mano sottile, colle lunghe dita tutte unite, nel gesto solenne di un antico idolo indiano. - Non parlarmi di tuo marito. Mi dirai che ti adora. Lo so. Ma ciò entra in un tutt'altro ordine di idee. Non parlo di affetti familiari.
- Ti accerto che Gino....
Claudia rifece il gesto di vecchio Budda.
- Da quanti anni sei sposata? La tua Luciana ha dieci anni, se non erro.
- Ne ha undici. Da tredici anni Gino fa di me la più felice delle donne, - disse Vilia risentita e stringendo le labbra un poco pallide.
- Lo so, lo so, - rispose Claudia, - so che Gino è un angelo, ma ciò non cambia le eterne leggi della natura. Fisiologicamente, l'amore, nel senso specifico della parola, non può durare più di quattro anni. Dunque tu da nove anni fai una vita incompleta ed anormale.
- Ma che eresie, che sciocchezze dici?
- Non sono sciocchezze; me lo ha detto un dottore, un neuropatologo, uno che ha studiato a Parigi, in Germania, in Olanda; uno che sa tutto. Mi ha anche condotta nel suo laboratorio e mi ha fatto vedere dei cervelli conservati nello spirito.... Ebbene, egli mi ha assicurato che, dopo quattro anni, le cellule nervose.... il neurolemma....
E Claudia fece una lunga dissertazione scientifico-realistica.
Ma Vilia non ascoltava. Guardava con occhi trasognati l'azalea che lasciava cadere silenziosamente di quando in quando i suoi pètali rosati.
- Del resto, - concluse Claudia - non hai che da osservare intorno a te. Guarda la Miriam Voli: ha trentadue anni e ne dimostra cinquanta. Guarda la Gina Del Bosco: ne ha anche meno ed è avara, arcigna e bigotta. Guarda Carlotta Allegri: è più giovane di noi, ed è completamente mummificata. Tutte donne irreprensibili ed infelici. E guarda te! Sì, sì! Va! va a guardarti nello specchio. Guarda che faccia hai! Hai quella faccia noiosa che hanno le donne che non sono innamorate.
Vilia rise. Si era alzata ed era andata a guardarsi nello specchio sopra il caminetto. Claudia la seguì e le cinse le spalle col braccio.
- Vedi se ho ragione? Arida sei; arida. Hai gli occhi morti, hai la pelle morta, hai i capelli morti; sei tutta senza vita e senza elettricità. Se vai avanti così, tra cinque anni sarai un rudere.
Vilia rise ancora, ma senza soverchia gaiezza.
- E guarda me, invece, - continuò Claudia; - ho la faccia noiosa io? Guarda i miei capelli! Quando li spazzolo crepitano e mandano scintille. Ogni filo è una pila di elettricità. E guarda i miei occhi!... e la mia bocca, com'è vivida. Ebbene, credimi; se non era Renzo Galimberti, a quest'ora ero incartapecorita anch'io. Renzo rappresenta per me un vero Institut de Beauté.
- Renzo Galimberti? - Vilia la fissò stupefatta. - Ma scusa!... credevo.... credevamo tutti che il conte Arsieri....
- L'anno scorso, - disse Claudia con gravità, - compievano i quattro anni da che Giulio Arsieri era il mio amante. Quindi ho dovuto lasciarlo.
- Ma perchè? Se ti era così devoto! E col legame della vostra musica....
- Te l'ho detto il perchè. La teoria del mio dottore. Erano passati i quattro anni; quindi l'azione.... terapeutica del nostro amore era cessata; e Giulio, come rimedio, come tonico, come antisclerotico, non serviva più.
- Tu sei un mostro! - disse Vilia.
L'altra rise e si alzò. Vilia l'accompagnò alla porta.
Sul limitare Claudia si volse; prese tra le due mani il viso sottile dell'amica e la guardò negli occhi:
- Non odiarmi, piccola Vilia; non odiarmi.
- Non ti odierò, - disse Vilia, - ma voglio scordare ciò che hai detto.
- Va bene, - rispose Claudia. - Ma fa che io non ti veda sfiorire ed intristire.
E con un bacio la lasciò.