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Chapter 10 No.10

-Mia buona Zelmira... adorata figliuola mia... come stai oggi?... e la tosse?

-Buon giorno, padre mio. Oggi, sì, oggi sto bene. Ma ieri! oh Dio, il petto mi si voleva spezzare... Sì, sto meglio! Che bel sole, padre, che allegra giornata!... Dite, non vi sembra che il tepore di queste aure mi ridoni beltà e vigoria?

-Sì, sì, Zelmira, tutto quello che vuoi. Ma non ricordar più le passate sciagure! non vedi che mi fai piangere?

E a quell'uomo, abbronzato in volto e dalla mano di ferro, si inumidivano le ciglia al triste ricordo dell'onta.

-Padre, anche quando sarò morta, vi ricorderete di me? della povera vostra Zelmira, innocente... sventurata?... sì, n'è vero?

Non era bella Zelmira, ma due grandi occhi neri che le brillavano in viso la facevano leggiadra e amata, sì che i giovani del contado corteggiavanla. Il suo portamento era modesto insieme e altero; la voce argentina, flebile, melodiosa. Pallida sempre, le guancie le si tingevano in vermiglio solo allorchè i robusti e bei montanari del villaggio l'occhieggiassero o le augurassero il buon dì e il felice riposo. Aveva risvegliata simpatia in tutti i vicini, e molti l'avrebbero chiesta sposa se non fosse stata sul fior degli anni rapita dal dolore! Contavane appena diciotto, eppure quanti guai avevano spenta nel di lei giovane cuore la poesia della vita! Tradita nel suo unico amore, come rosa avvizzita dal vento gelato dell'Alpi anzichè sbocci, Zelmira deperiva, dimagrava, soffriva: destino fatale la trascinava alla tomba, senza posa, senza tregua! Era la lenta agonia del mal sottile, il fuoco dell'esistenza le si spegneva ad ogni ora, costante: oh, povera fanciulla, come presto ti si sfrondò la corona delle illusioni!

-E Pierio perchè si allontanò?

-Tuo fratello deve calare a Messina. Se n'è ito a desinare, e fra un'ora sarà in viaggio.

-E voi rimanete?

-Sì, Zelmira, oggi starò teco: abbiamo a goderci il mezzogiorno sull'aia. I tuoi polli ci razzoleranno daccanto, e il vecchio barbone abbaierà di letizia.

-Davvero?

Bizco abbracciò la giovanetta, e cingendola colle braccia la mirò con ineffabile affezione. E dopo aver così sostato alcun poco, s'avviò, sempre sorridendo agli amplessi della figliuola. Una casa, di modesta e pulita apparenza, chiudeva verso monte la piccola piazza della chiesa, ed in quella entrarono.

-Giaimo, Giaimo!

Così gridò un fanciullino che baloccava sulla porta, ed intanto corse incontro al genitore ed alla sorella. Il chiamato apparve: era uomo tarchiato e di atletiche forme, con barba nera e lunga, calvo, in giubba.

-Oh Bizco, ben tornato! E voi, nipotina?

-Oh zio, buon dì!

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