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Chapter 10 - L'Esposizione del 1900 - Missione della Francia - L'Europa si unifica e si espande.

I giorni dell'Esposizione si appressano. La Francia sta preparandosi materialmente; però essa non deve, non può limitarsi a celebrare solo una festa del lavoro, o una mostra industriale. Parigi, al pari della nobiltà antica, obbliga: essa è l'areòpago, al quale è convocata tutta l'Europa intelligente, e Parigi deve proporre a se stesso oltre all'industriale, uno scopo altamente civile e morale.

Il 1900 segna il centenario della grande Rivoluzione, che aprì l'êra nuova all'umanità, fondò la società moderna, e iniziò il governo della ragione. Essa trasformò non solo la Francia, ma l'Europa.

E se Parigi non vuol perdere il suo primato d'iniziatrice, e che l'alto mandato si trasferisca ad altra città o nazione, essa non solo deve riconfermare questi principi, ma condurli a più ampia e intera applicazione negli ordini politici, giuridici, e sociali, ed elevarli come programma del secolo ventesimo.

Vieti pregiudizi e vanità fanno sì, che molti in Francia credono ancora di mirare intorno a sè, come ai tempi di Luigi XIV o Napoleone I, un'Europa da invadere e conquistare, nè vogliono avvedersi, che, al soffio rinnovatore della Rivoluzione, tutto in Europa è mutato, trasformato. Appo ogni popolo molte forze, sempre latenti, e che il dispotismo tentò invano di comprimere e soffocare, rimbalzarono in tutta la loro energia e anelano di svolgersi, ad agire.

L'Europa non è più scissa, come per lo passato, in regioni e piccoli stati, facile preda alle invasioni di vicino più potente o prepotente, ma ordinata in nazionalità compatte, fiere della loro indipendenza e che, vuoi per simpatia, vuoi per interesse politico o commerciale, vuoi per la reciproca difesa, si raggruppano in un fascio di nazioni per modo che quest'Europa, già scissa in altrettanti nazioni, ora è quasi in travaglio per costituire l'Europa una. Lavoro misterioso, lento, ma indeclinabile, continuato, ed evidente all'occhio dei sensi e dell'intelletto.

Un altro lavoro, ben altrimenti poderoso e fecondo, si va facendo in questa Europa rinnovata: le Società umane, al pari delle forze cosmiche, obbediscono alla duplice legge di concentramento e di espansione. Come le nubolose, dopo aver concentrato le forze per formare un mondo od un sistema planetario, si espandono, quali germi di altri mondi, non altrimenti l'Europa, dopo essersi costituita in nazionalità, e quindi in gruppi di nazionalità, ora, traboccante di forze, aspira a meta più vasta.

Essa si sente ristretta entro gli angusti limiti a lei segnati dalla geografia, quali sono il bacino mediterraneo e l'Atlantico, i Dardanelli, i monti Urali e la Siberia; si agita per oltrepassarli. Dispone di forze, sinora non pure sognate, per percorrerli a volo. Le steppe sterminate della Siberia, che sinora dividevano due mondi, ora li uniscono, gl'immedesimano insieme.

I convogli partiti dal fondo della Russia, fra pochi anni si abbatteranno con quelli, che mossero dal nuovo mondo, la Transiberiana colla Transfranciscana, e s'incontreranno sulle rive del mar Pacifico, questo Mediterraneo dell'avvenire. L'oriente si confonde coll'occidente, questo coll'Africa. Il vaticinio, che il Profeta Israele, rapito nelle visioni dell'avvenire, già da tremila anni, annunziava ai popoli diviene realtà. ?Aprite, egli gridava da Sionne, aprite le strade, adeguate i monti, togliete gli inciampi dal cammino dei popoli, poichè deve regnare la Giustizia, si costituisce l'Umanità16?.

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