Noi non entreremo nei particolari di questo processo.
Ma è omai noto, a chi penetrò nel dedalo dei suoi avvolgimenti, che esso, come già accennammo, fu immaginato e preparato nelle rettrobotteghe dei giornali retrivi ed antisemiti; covato fra le ombre delle sacrestie e di noti conventi; architettato da alcune autorità militari: accolto con favore e sobillato da certi ufficiali dello Stato Maggiore, usciti dalle scuole dei Gesuiti e che intendevano sbarazzarsi dell'Ebreo Dreyfus, poichè lo vedevano con sdegno ed invidia avanzare nelle alte cariche militari, fu manipolato di conserva con questi elementi da mestatori avventurieri. Preparato nel mistero, fu condotto nel mistero con documenti monchi o falsi, privi di ogni carattere giuridico; ma tutto giovava al loro intento pure di accendere le passioni, eccitare lo Chauvinisme delle masse francesi, fuorviare, deludere la giustizia, e preparare il trionfo della reazione. Ma la giustizia, che si voleva tradire e calpestare, vive pur sempre nel seno della Francia, scosse e accese di nobile disdegno il cuore di pochi uomini superiori per intelligenza, per coraggio e potenza di carattere. Essi si ribellarono a quella cospirazione, colla quale la sciabola tentava decapitare la giustizia.
In mezzo al silenzio dei complici, degli indifferenti e dei codardi alle minaccie dei prepotenti, agli urli della folla ingannata, sollevarono il grido d'allarme, pugnarono perchè si faccia intera la luce della verità, e per salvare l'onore della Francia.
Emerge, grandeggiante, fra questi magnanimi, la figura di Scheurer-Kestner, di Picard e quella dello Zola, il quale, bersaglio ai furori, alle contumelie, agli attacchi forsennati di tutte le reazioni più arrabbiate, si leva, e sta solo e incrollabile sulla breccia14.
Tutta l'Europa civile rispose al grido d'allarme gettato dallo Zola e lui acclamò campione della giustizia, paladino della verità. Il verdetto d'Europa intera, che plaude a Zola, rispose al verdetto dei pochi giurati ignoti o ignari, i quali, intimiditi o per consegna, ne pronunciarono la condanna. In questo momento si entra in un periodo di tregua, e in seguito che farà la Francia? potrà essa vituperarsi ancora, e rifiutare la revisione del processo?15
Un tal processo ha cessato di essere un fatto personale e accidentale. Esso ha assunto tali proporzioni in Francia ed in Europa, da divenire l'epilogo di una lotta da gran tempo latente e offre l'occasione ai partiti retrivi, per misurare le proprie forze e scendere in campo per iniziare il combattimento.
Il condannato all'isola maledetta non è che il capro emissario, la testa del moro, contro cui si appuntano i dardi per colpire con lui numerosi avversari. Il primo sarà l'Ebreo, e coll'Ebreo la Rivoluzione, la società moderna, i diritti dell'uomo, per poi abbattere la repubblica.
Il partito liberale in Francia, come nella restante Europa, lo comprese, si commosse e corse al riparo, si armò per la difesa. Più di tutti si scosse, si agitò l'Ebreo. Ciascuno sentì che questa era la causa di tutti. Res nostra agitur. Invano in Francia si credè da molti, anche in buona fede essere questa quistione interna, che non riguarda gli stranieri. Nessuno, risponde l'Europa civile, nessuno è straniero al grido dell'Umanità; e con voce concorde lo proclamarono gli Ebrei sparsi nei due mondi: La Giustizia è la nostra religione, il nostro culto, la nostra fede, e combatteremo compatti in sua difesa.
Da oltre duemila anni essa è vilipesa, calpestata in Europa; giorno è sorto che essa si affermi, si rialzi e combatta e trionfi. E rispondendo al grido di allarme, gettato da tutte le intelligenze e dal partito liberale del mondo, essi raccolsero il guanto che fu loro gettato dai partiti retrivi, e si associarono insieme, per propugnare, colla propria, la causa della libertà di tutti.