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Chapter 2 - Il Giudaismo - Sua essenza - Sua missione.

Il processo Dreyfus, le vaste proporzioni, che assunse un fatto accidentale e che concerne un individuo, presenta alcunchè di provvidenziale, o, se vuolsi, della fatalità storica.

In mezzo alle angoscie e alle sorprese, che esso ha suscitate, offre all'osservatore due sintomi importanti e due consolazioni. Primo, si è rivelato agli occhi di tutti una specie di UNITà MORALE, che omai domina e stringe, come in un solo popolo, tutto il mondo civile nei due emisferi, unità di sentimento e d'interesse morale, il quale, in questo albore del secolo, che sta per aprirsi, sembra inauspicare, sopra le rovine del mondo che sta per dileguarsi, quell'unità, la quale dovrà dominare la umanità futura.

Seconda consolazione, è che questo verdetto cosmopolita ci palesa e prova, come il concetto di giustizia sia diffuso e prevalente nel mondo dei popoli, da Washington e Boston sino a Berlino, Roma e Mosca, e oramai domini la società, che va formandosi sulle macerie dell'antico.

Ora ci domandiamo: donde l'origine del concetto assoluto della Giustizia, del suo imperativo giuridico-morale? Chi ne fece la base della propria religione, del suo culto, delle sue istituzioni politiche, il soggetto e l'oggetto della sua propagazione, e scopo del suo mandato fra i popoli?

La questione Dreyfus si confonde con quella dell'Ebreo, la quale si presenta, si agita da secoli in mezzo a tutti i popoli. Ora che cosa fu nella remota antichità e che cosa è nella sua essenza l'ebraismo? - A chi risale alle sue origini, e segue l'ebraismo nel suo svolgimento ed applicazione, esso non è nè una religione, nè un culto, nè una nazionalità nel significato moderno. è qualche cosa di più, o se vuolsi di meno.

è un complesso di principii assoluti e direttivi dell'ordine sociale, i quali, astratti, ideali ed universali nelle loro origini, tentarono, a traverso il tempo e lo spazio, di esplicarsi e penetrare di sè tutti gli umani concorz?.

è un'idea che vuol trasformarsi in costituzione politica-sociale; la Genesi, diremo con parola biblica, che si fa numero e storia4.

L'Ebreo e l'Ebraismo non furono, nelle loro origini e nel loro sviluppo storico, il prodotto di una sola razza, ma piuttosto d'un aggregato d'individui, di personalità, sorte da genti e famiglie diverse, fra Egiz?, Fenici, Etiopi, Mesopotam?, ed altre famiglie, popolazioni dell'Asia centrale e dell'Egitto, le quali per tradizioni domestiche, per parentadi, per congenialità, per commerci, condizioni e circostanze speciali, si unirono, si consociarono, e poscia si fusero insieme; col tempo assunsero un tipo omogeneo, a quel modo, che nel mondo animale e nel vegetale una specie si modifica e si trasforma a seconda dell'influsso che esercita su di essa l'ambiente che la circonda, la invade, o invasa.

Però essa in quei tempi, nei quali ogni fatto o fenomeno sociale aveva del mistico e del divino, assunse il nome di popolo eletto, popolo DI ELEZIONE, voce, che corrisponde a quello che noi, con parola scientifica, ora denominiamo SELEZIONE. Cioè quella selezione naturale, con cui nella lotta per l'esistenza, finisce per prevalere il più forte, o il più intelligente.

E questo lavoro di selezione, condotto a traverso tanti secoli, popoli, razze diverse, combattimenti, sconfitte, riscosse, concentrazioni e dispersioni, temprò e ritemprò questa gente, battuta all'incudine di tanti eventi e climi, e ne fece individualità, le quali, energiche di volontà e indomite di pensiero, poterono resistere a tutte le prove, soffrire, cadere, rialzarsi, razza unica al mondo, che vince ogni avversità, vive e perdura.

Ora quali furono, quali sono le idee principali, le idee-madri intorno alle quali si raggrupparono, consociate, queste famiglie e per cui si fusero in un popolo, e che da un manipolo di uomini, secondo la promessa fatta al patriarca, dovrà divenire una progenie più numerosa dell'arena del mare?

Queste idee erano, sino dalle origini, semplici, come tutto che nella natura è grande, fecondo e durevole. Esse si possono ridurre a tre principali: un Dio, una legge, un popolo.

Presso tutti i popoli antichi, e in parte anche alcuni moderni, ogni razza, città, famiglia, individuo aveva il suo proprio Nume e una teogonia di Numi, l'uno rivale, avverso all'altro, tutti in lotta fra di loro. Guerra degli Dei contro gli Dei, guerra fra gli uomini, guerre di religioni; Olimpo contro Olimpo, razza contro razza: e i Numi, com'è noto, erano le rappresentazioni dei fenomeni naturali, animali, vegetali, siderei, od incarnazioni di eroi, di guerrieri, di principi e Re, o di uomini giusti e santi. Ora l'Ebraismo (auspici i patriarchi o Mosè, l'epoca e il nome non monta) tagliò corto a queste teogonie del Naturalismo, dell'Antropomorfismo e della fenomenologia naturale, o della fantasia umana.

Esso proclamò, come base della società, il Dio Uno5. Egli creatore o regolatore dell'Universo, egli infinito ed eterno. Jeova è quello che è, fu, sarà. - L'Ente, l'assoluto. Egli, infinito, non può essere rappresentato; quindi non idoli di creta, non immagini. L'Ebreo fu il terribile iconoclasta. Il suo Dio non può essere contemplato, adorato che col pensiero, il quale deve, meditando, studiarne le opere, cercarne le vie, onde scoprirne le leggi. Però Mosè disse ancora: ?Tu sei nato per conoscere?. Nella legge esso aggiunse; è la tua vita. Passerete a traverso i secoli ?in lei vivrete?.

Ora qual è l'attributo principale, che dal legislatore viene conferito al suo Dio? La legge. Perocchè nei consorzi sociali dalla legge deriva quell'armonia che penetra e governa l'universo. Egli è anzi tutto il Dio di rettitudine e di giustizia6. Quest'attributo, che domina il Giudaismo, è pure il concetto a cui s'inspirò ed in cui si riassume il poema Nazionale Italico.

?Giustizia mosse il mio alto fattore?.

Ma Giustizia è termine astratto; essa deve applicarsi, tradursi in atto nella società, definirsi; ed essa si fa la Legge, e la legge diviene il vero culto d'Israel.

Però il Giudaismo non è una religione nel significato generale e volgare della parola, nè il suo culto un complesso di riti, cerimonie mistiche o sacramenti. è fondato sull'unità dell'uomo religioso e sociale, sull'unità della dottrina e della vita. A lui domma è il concetto assoluto di Giustizia nella sua astrazione; a lui il culto è lo studio della legge per applicarla con moralità ed equità, nelle società umane.

Quindi lo studio al quale deve consacrarsi l'Ebreo, è quello dello spettacolo delle opere dell'universo, per iscoprire le leggi che lo governano, ciò è La gloria di colui che tutto move, onde deriva la scienza della natura, e meditare ad un tempo la legge o la Thorà, collo scopo di comprendere, applicare le leggi, le quali devono governare la società umana per ottenere, mercè un'educazione razionale, il miglioramento dell'individuo come della specie.

E dal giorno, nel quale fu proclamata la legge, come succedeva nelle società antiche, nelle quali il nome definiva l'individuo e lo riconsacrava, innestando nella personalità il proprio pensiero, l'Ebreo mutò nome, si rinnovò e si rivelò trasformato. Non si appellò più dal suo nome d'origine, Ebreo, il nome ne rispecchiò il pensiero, ne indicò il mandato. Nomen Numen. Egli si appella Isra-el - che significa rettitudine di Dio o creatura di Dio.

Terzo elemento, o, meglio, vera piattaforma, sulla quale si è elevato l'edifizio d'Israel, nel quale si è imperniato, è il Popolo. Appo le altre genti, sarà un re, un eroe, un sacerdote, un ierofante che rappresenta, e in sè concentra la nazione: in Israel, è il popolo stesso.

Appo le altre genti, non è la legge, ma il Privilegio, che costituisce la Nazione e la domina, suole elevarsi un individuo, un eroe, una classe o casta che signoreggia; in Israel è tutto il popolo, a sè sacerdote e sovrano. Voi siete, dice il legislatore, un popolo di liberi, Benè-Korim, un popolo di sacerdoti, popolo-re. Non v'ha in Israello che una classe, il popolo, un sovrano, la legge7. Un Dio, una legge e un popolo.

Tali i principii generali, sui quali si fonda e s'impernia l'Ebraismo, e tali principii non dovranno limitarsi ad essere soltanto retaggio a Giacob, dice ancora la Bibbia, ma devono riuscire di scuola, esempio alle nazioni, retaggio del genere umano. E qui si apre la storia d'Israel; storia che, scrive Renan, è una delle più belle nell'umanità; s'inizia nell'età più remota, nè sembra chiusa ancora.

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