-Detesto i baci,-disse lei allorchè, al terzo incontro, Alberto credette giunta l'ora di chiedergliene uno.
La signora detestava molte cose che le donne in generale sogliono amare.
-Detesto i baci, detesto i fiori, detesto i bambini,-dichiarò.
Alberto fu non poco stupito da queste asserzioni che gli parvero anormali ed inestetiche; indi osò chiederle, se in fatto di bambini, non conoscesse che quelli degli altri.
-Conosco anche i miei,-rise la signora.
-Ah?-fece Alberto.
-Sì, due.-diss'ella, laconica, stringendosi nelle spalle.-Grandi e lontani. Quando sarò così vecchia da non potermi più nè tingere nè incipriare, andrò a stare con loro. Mi adorano.
-E... vostro marito?...-chiese tentativamente Alberto.
Di nuovo ella si strinse nelle spalle.
-è in Africa;-disse.
-Non torna?
-Sì, sì. Tornerà. Mi adora.
Secondo lei, tutti la adoravano. E poteva anche essere vero. Ma lei continuava a detestare molta gente e molte cose.
-Detesto le donne,-disse un giorno, allorchè, giungendo inattesa nello studio, lo aveva trovato invaso da una deputazione di signore del Comitato di Coltura femminile. E all'Esposizione della Promotrice, avendole Alberto presentato due dei suoi amici (di cui uno le fece la corte e l'altro no) ella si mostrò assai risentita.
-Non mi presentate mai i vostri amici-esclamò.-Detesto gli uomini.
Egli allora, per distrarla e placarla, e anche perchè cominciava ad interessarsi a quel viso strano che cambiava di linea, di espressione e di colore ogni momento, la pregò di posare per un ritratto.
-No! no! Detesto i ritratti!-disse lei.-E detesto i ritrattisti! Detesto tutto.
Egli non insistette.
Ma l'imagine di lei, il ricordo delle sue frasi e dei suoi atteggiamenti, il bisogno di vederla ogni giorno, crebbe e lo ossessionò.
* * *